Pachino L’Amministrazione del fare di Salvatore Maino

Siamo arrivati a metà del cammino dell’estate ed è tempo di fare il primo bilancio della programmazione, dell’ organizzazione e soprattutto della realizzazione del piano turistico del nostro territorio e specialmente della borgata di Marzamemi. Dopo decenni di incuria e abbandono, finalmente “l’Amministrazione del fare” ha potuto dispiegare tutte le proprie energie e le proprie competenze, per “la promozione di tutte le attività finalizzate alla tutela e alla fruizione del nostro patrimonio storico-paesaggistico”. Per una migliore comprensione del lettore, le parole virgolettate, sono state inviate allo scrivente, dal Signor Sindaco di Pachino, in data 22 aprile 2010, con una lettera di intenti, nella quale, inoltre, confermava l’impegno dell’Amministrazione comunale nel “mettere in atto una serie di azioni mirate al controllo degli atti vandalici nonchè alla sensibilizzazione dei cittadini residenti e dei frequentatori occasionali, al fine di far tenere comportamenti civili e rispettosi dell’ambiente”, manifestando “l’interesse comune verso la salvaguardia del territorio, specie del borgo di Marzamemi”.
Come ho avuto modo di scrivere a qualcuno – che non ha avuto la sensibilità civile e istituzionale di dare risposte alle mie preoccupazioni – io ho sempre creduto nella responsabilità civile degli uomini e nel primato della politica, che secondo antica definizione, è l’arte di governare le società e quindi. essendo una funzione pubblica, volta alla cura degli interessi della collettività .
I Vescovi italiani, nel documento sulla questione meridionale, hanno affermato che la crisi del Mezzogiorno non si può ridurre solo ad una questione di criminalità, perché il problema è molto più profondo e riguarda la decadenza della convivenza civile e che la cura si deve fondare sulla costruzione di una “cultura del bene comune, del diritto, della buona amministrazione e del rifiuto dell’illegalità”. In questa misura, possiamo affermare che la gestione personalistica del potere politico, per determinare un facile consenso, attraverso la promessa di un posto di lavoro, l’attribuzione di un privilegio, l’esercizio del sopruso, l’inclinazione al lassismo, a Pachino e dintorni ha raggiunto livelli intollerabili per i cittadini onesti e incompatibili con la promessa – senza speranza – di uno sviluppo civile, sociale ed economico di questo estremo lembo di Sicilia. Fatte salve le eventuali opposizioni alle mie considerazioni personali, andiamo ai fatti, che almeno hanno la virtù di non poter essere confutati con la stessa facilità, da coloro che osservano la realtà, come se volessero guardare l’interno di una bottiglia, dal fondo della stessa.
Sulla programmazione e sulla organizzazione del piano turistico non posso disquisire, non avendo elementi di giudizio, fondato su conoscenze dirette della fabbrica di idee, del nostro Municipio. Invece sulla realizzazione del piano turistico, si possono stabilire dei criteri di valutazione.
La tutela ambientale e paesaggistica del nostro territorio non è mai stata nell’agenda delle priorità di questa Amministrazione e di tutte quelle che si sono succedute, negli ultimi decenni. Lo stato di degrado del territorio è sempre stato addossato alla mancanza di senso civico e rispetto per la natura e l’ambiente, da parte dei cittadini. Probabilmente considerati una sorta di alieni venuti da Marte, contro cui le forze degli umani, nulla possono. La prospettiva di un piano di recupero ovvero di rallentamento, delle criticità ambientali, è stato sempre confinato nell’ambito delle buone intenzioni, di politici e amministratori locali. Sul disagio sociale prodotto da un cattivo paesaggio è stata elaborata la teoria della finestra rotta: in un quartiere degradato la criminalità è maggiore che in un quartiere ordinato: lo è certamente perchè il disagio sociale a sua volta produce degrado, ma anche perchè in un luogo brutto sono minori i freni inibitori. Sulla base di questa teoria, proposta da Kelling e Wilson, si potrebbe elaborare un piano di recupero ambientale del nostro territorio, facendolo passare attraverso un progetto politico condiviso insieme ai cittadini civili e imposto con la forza delle leggi e dei regolamenti ai cittadini incivili, invece di farlo passare, o meglio girare, attorno ad una rotatoria. Il cielo limpido e luminoso, la terra arida e magicamente generosa, il mare colorato di blu cobalto, sono stati, per secoli, l’unico conforto alle fatiche del nostro popolo, chiuso all’avanzare della modernità. Oggi cosa rimane del loro passaggio.
Qualcuno ha scritto che “il paesaggio è il sedimento della storia, il deposito della cultura sia rurale che inurbana. In esso è trascritto e reso visibile il nostro passato. Il passato della nostra civiltà. Esso è il fondamento della identità delle diverse comunità che hanno abitato i nostri stessi luoghi e nè hanno lasciato testimonianza del passaggio. Il grande valore del paesaggio, risiede nella sua insostituibile qualità di civiltà trascorse, è la materia vitale che alimenta il futuro. Il paesaggio saputo leggere, può dare indicazioni per sviluppi successivi nel rispetto dei suoi equilibri ed essere ispiratore di attenti interventi per le generazioni future. Proprio ai nostri discendenti bisogna rivolgere il nostro pensiero, a loro noi lo lasceremo questo bene irriproducibile, quando quali ospiti che siamo, abbandoneremo questa terra: proviamo a lasciarlo in buona salute. Credo si comprende come una società che vuole continuare ad esistere deve custodire il paesaggio come una propria risorsa primaria”. Nel corso di un confronto di idee, con un amico e consigliere comunale, allorquando ho manifestato l’intenzione di proporre al Sindaco, un progetto di recupero e salvaguardia ambientale del nostro territorio, subito e con le risorse disponibili, mi ha risposto dicendo che condivideva l’idea, ma di non crederci nell’immediato, perchè, le risorse, poche per la verità, serviranno quest’estate per organizzare le manifestazioni correlate, all’ Agosto pachinese e successivamente al 250° anniversario della fondazione di Pachino, perchè questo è quello che vogliono, i cittadini pachinesi, quando vengono chiamati ad esprimersi nelle schede elettorali. Per non annoiare ulteriormente il lettore, non mi soffermo sul mio progetto, riconoscendo alla politica, il primato di poterlo accettare o rifiutare. Il mio Sindaco non lo ha preso neanche in considerazione. Probabilmente altre sono le priorità di questa Amministrazione. Lascio alla coscienza civile degli uomini e delle donne di Pachino, la possibilità di decidere del loro futuro e soprattutto di quello dei loro figli.
Restando, al piano turistico realizzato da questa Amministrazione, si evince il fallimento dell’organizzazione della viabilità del borgo marinaro e la gestione dei parcheggi. Le vie della borgata sono invase dal frastuono, di centinaia e centinaia di autovetture e motociclette, fino alle prime luci dell’alba. La delibera sindacale impone la presenza della Polizia Municipale fino a mezzanotte e nei giorni semifestivi e festivi fino alle ore 02.00, allorquando, la borgata diventa teatro di scorribande di giovani e giovinastri, che si rincorrono a gran voce, disturbando la quiete pubblica. Il consumo di alcolici e superalcolici, ha raggiunto livelli di allarme sociale. Le liti per futili motivi che spesso degenerano in risse violente, sono frequentissime, soprattutto tra i giovani e i giovanissimi. Il dispiegamento delle Forze dell’ordine e di Polizia, si configura solo, dopo episodi particolarmente gravi ed è circoscritta, per ovvie ragioni, nel tempo. Per il resto la borgata, è fuori da ogni controllo della legalità e della sicurezza. La regolamentazione degli orari di chiusura dei locali commerciali e delle attività ambulanti, è lasciata al libero arbitrio dei proprietari dell’impresa.
Vista la comprensibile impossibilità di un dispiegamento elevato e continuativo delle Forze dell’Ordine, nella borgata, si sarebbe dovuto valutare la possibilità di istituire un nucleo di agenti di pubblica sicurezza, ovvero di poliziotti di quartiere, con specifici compiti di controllo e di tutela ambientale, a disposizione del Sindaco e con la dipendenza della competente autorità di Pubblica Sicurezza, secondo le modalità previste dal D.M. 4/3/1987 n° 145, almeno per il periodo estivo. Troppo semplice per “l’Amministrazione del fare”. Giù le mani, dai soldi da spendere per spettacoli e musica, nella piazza Regina Margherita. La New Orleans di Sicilia.
Lo stazionamento di autocaravan e roulottes, con installazione di strutture per svolgere le consuetudini di vita, configurando di fatto una situazione di campeggio in aree prive delle caratteristiche che rendono esercitabili tali attività, sia all’interno della borgata, sia soprattutto, nella scogliera prospiciente la strada di collegamento con Portopalo di Capo Passero, contrasta con le leggi e le norme che regolano la vita civile.
Il litorale costiero e marino, è deturpato dall’inciviltà di tanti cittadini. La spiaggia denominata Spinazza è il simbolo dell’evanescenza della politica dei proclami e degli annunci. Addirittura diviene teatro di battaglie politiche e di controversie. E intanto l’erosione della linea di costa avanza inesorabilmente, in virtù dei cambiamenti climatici e soprattutto per colpa della mano dell’uomo, che vuole avere sempre l’ultima parola.
Peraltro ho il sospetto che la città di Pachino non abbia un regolamento di Polizia urbana, ragion per cui, il codice di convivenza civile e sociale dei suoi cittadini, è tramandato da Sindaco a Sindaco, da funzionario comunale a funzionario comunale e di padre in figlio. La smentita di solerti segretari comunali, sarebbe ancora più grave, in quanto l’esistenza di un regolamento di Polizia urbana, potrebbe presupporre, qualche “disattenzione” da parte dell’Amministrazione.
Per esempio, senza entrare nel merito del modello di sviluppo turistico ed economico, dell’Amministrazione comunale, si potrebbe discutere, la regolamentazione delle attività ambulanti a posto fisso, analizzando la compatibilità della igienicità dei prodotti alimentari posti in vendita, con la vicinanza di fonti di notevoli polverosità e di servizi igienici e cassonetti di rifiuti, non potendo sorvolare sull’inosservanza del divieto di passaggio e sosta, di autovetture e motocicli, nell’area mercatale. Nostalgia dei drive in americani, stile anni ’50.
Le vibranti proteste di alcuni cittadini, per lo spettacolo indecoroso dei cassonetti della nettezza urbana, che un privato cittadino, vantando una sorta di autorizzazione da parte di un solerte impiegato comunale, decide di spostarli dalla loro posizione e di sistemarli, davanti alla diga, all’interno dell’area di parcheggio e a fianco dei bagni chimici e quando, gli ambulanti dell’area mercatale, protestando per la presenza di miasmi nauseabondi, provenienti proprio dai cassonetti, decidono liberamente di spostarli ulteriormente e di sistemarli in altra area, ostacolando le operazioni di svuotamento da parte della ditta appaltatrice della raccolta dei rifiuti e proprietaria, essa stessa dei cassonetti, sono la dimostrazione del pressappochismo dell’Amministrazione comunale. Adesso dei cassonetti si è persa la traccia e i cittadini della zona devono percorrere parecchi metri, per depositare, in altri cassonetti, i loro rifiuti.
Un altro aspetto importante per la crescita sociale, civile ed economica di una località a vocazione turistica – quale dovrebbe essere Pachino e la sua frazione balneare – è rappresentato dall’attività promozionale delle bellezze naturali, delle strutture ricettive e di svago e dulcis in fundi , delle tradizioni storiche e culturali. La crescita della qualità dell’offerta turistica, si concretizza, da una parte, con l’impegno normativo e organizzativo della Pubblica Amministrazione e dall’altro con l’impegno professionale e finanziario dell’impresa privata. In ogni caso, l’attività promozionale, sottoposta al giudizio del turista ovvero del visitatore occasionale, stimola gli attori in campo, ad un costante miglioramento dell’offerta turistica. Questo non è avvenuto mai a Pachino e dintorni. ll Festival internazionale del Cinema di Frontiera, arrivato addirittura alla decima edizione è una manifestazione culturale e di impegno sociale che meriterebbe una cornice ben diversa. Altro che chiacchiere sotto il fico.
Cordiali saluti
Salvatore Maino

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