Pachino e i suoi dintorni

A proposito dell’articolo apparso oggi (7 luglio 2010) sul giornale “La Sicilia” a firma del giornalista Sergio Taccone, vorrei poter esprimere alcune considerazioni. Sul merito della “filippica” lanciate dall’amico Pasquale Aliffi, che mi ha accusato “di aver creato allarmismo e terrorismo sui giornali, parlando di rifiuti ed eternit” e “porgendo una cattiva immagine del paese, soltanto perchè non riesco a dialogare con chi non ho voluto dialogare” e “scontrandomi giornalmente con il mondo del commercio locale soltanto per imporre le mie convinzioni”, arrecando un potenziale danno economico al settore. In questo modo, Pasquale, forse senza rendersene conto, offre ha offerto all’Amministrazione Bonaiuto un ulteriore impulso, a proseguire con convinzione nell’azione politica – amministrativa, di tutela e salvaguardie degli interessi clientalari, a scapito dell’interesse generale. Mi sembra veramente poca cosa, applaudire per la chiusura alla circolazione, del centro storico (con esclusione del Signor Sindaco e del suo auntorage di consiglieri, consulenti e amici – in deroga al comune senso del pudore e dell’esempio che dovrebbe appartenere alla classe dirigente, di un paese civile) e per il mediocre e inutile maquillage, tanto contrastante con le criticità ambientali presenti nella borgata, quanto fatua è la rappresentazione di certe trasmissioni televisive e certi servizi giornalistici, che coprono il pressappochismo dell’azione politica – amministrativa di questa Giunta e di tutte quelle che si sono succedute negli ultimi decenni. Resto convinto che l’agenda delle priorità della borgata non può essere tacitamente piegata agli interessi dei commercianti. Il fine dell’impresa non è solamente quello di creare profitto, ma anche quello di fornire un valore aggiunto alla comunità. Caro Pasquale, io credo nel valore della responsabilità civile degli uomini, nel primato della Politica. Ma a Pachino siamo ancora all’anno zero e francamente non posso più aspettare l’Avvento del riscatto civile e sociale ed economico delle genti di questo lembo di Sicilia, laddove il consenso viene “comprato” con false promesse di cambiamento politico e ammnisttrativo, per continuare a sperare in un futuro ancora possibile per le future generazioni. Nella mia mente vi è una ridda di pensieri, nel mio cuore vi è il dolore per non aver potuto governare con la mia modesta conoscenza e competenza, il recupero ovvero il rallentamento del degrado ambientale del nostro martoriato territorio. Ricordati che l’inciviltà dei cittadini non deve essere un alibi degli amministratori, per eludere le aspettative di coloro che incivili non lo sono. Non sopporto sentirmi dire che devo rispettare i tempi della politica, anche quando si tratta di togliere le tonnellate di rifiuti sparsi ovunque nel territorio, di programmare un piano di viabilità eco – sostenibile e di contrastare l’intollerabile abbandono di rifiuti pericolosi per la salute dei cittadini, con ogni mezzo, subito e con le poche risorse disponibili, abbandonando l’abitudine di sciuparle, agendo sulla leva di un consenso, tanto effimero quanto inutile. Le ombre dei nostri avi, si aggirano sconsolati, tra le viuzze del nostro borgo, chiassoso e sudicio e vinto dall’incedere inesorabile, di uno sviluppo rovinoso, per l’umanità.
Salvo Maino

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