In un videomessaggio indirizzato a Teheran, il presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, ha detto che i dirigenti iraniani hanno deciso di «isolarsi con una politica autodistruttiva che guarda al passato». Ad un anno dal messaggio inviato all’Iran nel giorno del Capodanno persiano (Nowruz), il presidente Obama è tornato a parlare di Teheran, ma questa volta sembra essere più scettico. «Stiamo lavorando con la comunità internazionale per responsabilizzare l’Iran perchè si rifiuta di vivere secondo le regole internazionali», ha detto Obama precisando comunque che «la nostra offerta di diplomazia e dialogo è ancora in piedi». Secondo alcuni passi del discorso resi noti dalla Casa Bianca, Obama avrebbe anche detto che Washington si impegnerà per un «futuro con più speranza» per il popolo iraniano, nonostante le differenze tra il governo americano e quello di Teheran. Esattamente un anno fa, Obama inviò un messaggio all’Iran in cui parlava di un «nuovo inizio» dei rapporti tra i due Paesi. Fu Teheran stesso, però, a rifiutare il gesto di apertura da parte del capo della Casa Bianca. “INTERNET SENZA CENSURE IN IRAN” Nel messaggio inviato all’Iran nel giorno del Capodanno persiano, il presidente statunitense Barack Obama si è impegnato affinchè gli iraniani possano utilizzare internet «senza timore di censure». Il presidente ha promesso che Washington lavorerà «per garantire agli iraniani accesso all’infortmatica e alla tecnologia internet che permetterà loro di comunicare con il mondo senza paura della censura». RIFORMA SANITARIA, DOMENICA VOTO STORICO I consensi crescono col contagocce, ma domenica la Camera voterà e sarà un «voto storico». Incassato l’importante appoggio dell’American Medical Association, l’equivalente dell’Ordine dei Medici, Barack Obama non ha dubbi sulla vittoria davanti agli studenti della George Mason University a Fairfax in Virginia, alle porte della capitale. Il voto è atteso domenica in serata e «domenica avremo i sì necessari», ha proclamato il capogruppo Steny Hoyer mentre una fonte del partito alla Camera ha anticipato un incontro alla Casa Bianca domani tra Obama e i leader del gruppo a Capitol Hill per galvanizzare le truppe. Obama era salito in Senato in dicembre per convincere alcuni senatori ancora recalcitranti a votare il provvedimento approvato la vigilia di Natale. Ora, per fare la storia, servono 216 sì alla Camera e alcuni deputati nelle ultime ore hanno cambiato bandiera. John Boccieri dell’Ohio l’ultima volta in novembre aveva votato no: «C’è chi dice che potrei pagarla con la bocciatura alle elezioni di metà mandato – ha detto in una conferenza stampa – ma ho deciso di difendere quello in cui credo. Il mio è un voto per Natoma». Natoma Canfield, la donna leucemica senza mutua dell’Ohio, è il volto di questa riforma: ne aveva parlato Obama lunedì, e oggi alla George Mason – nell’ultimo appello pubblico per la riforma mentre fuori dal Patriot Centre dell’ateneo un centinaio di contestatori gli davano del «bugiardo» – il presidente è tornato a evocarne la triste vicenda. Oggi si è schierata con Obama la potente American Medical Association, mentre hanno saltato il fosso altri due ‘nò di novembre, i ‘cani blù (democratici conservatori) Bart Gordon e Betsey Markey. Ha vacillato anche il più irriducibile dei deputati, Bart Stupak del Michigan, che guida il manipolo di determinati ‘pro-lifè allergici alla formulazione del testo del Senato sulla copertura mutualistica degli aborti. Stupak ha detto che sta cercando di convincere la Camera a votare un testo di accompagnamento in cui non si possa equivocare sull’interruzione volontaria di gravidanza. «L’avevamo presentato dieci giorni fa e adesso c’è nuovo interesse. Ovviamente però ce lo scoglio del Senato». Il deputato del Michigan porta dietro di sè una decina di colleghi, quanto forse bastano per raggiungere la soglia magica dei 216 consensi. Ma le maggioranze sono fluide: altri ex favorevoli alla riforma – Michael Arcury di New York, Stephen Lunch del Massachusetts – a loro volta hanno cambiato fronte. Secondo l’ultima conta del New York Times una trentina di parlamentari della Camera sarebbero tuttora indecisi. Il piano della leadership democratica sarebbe di far approvare il testo del Senato e poi, immediatamente dopo, un pacchetto di aggiustamenti. Firmata da Obama la prima legge entrerebbe immediatamente in vigore, mentre il secondo provvedimento dovrebbe passare al Senato dove potrebbe essere varato a maggioranza semplice usando la procedura della ‘riconciliazione del budget’ tesa a evitare l’ostruzionismo dei repubblicani. Clicca qui e diventa fan di Leggo su Facebook









