5 maggio 2011
Mediolanum indagata da Fisco, Girlando sul sistema bancario italiano
Il responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti: “Ci atteniamo a quanto emergerà da quest’indagine, ma richiamiamo il Parlamento europeo e quello nazionale ad un controllo più approfondito su quanto sta venendo fuori sull’Irlanda”
Roma, 5 maggio 2011 – “Buono è che l’Agenzia delle Entrate stia accertando la regolarità della gestione di fondi di investimento da parte della banca Mediolanum e la sua probabile elusione del fisco italiano. Ciò nonostante, ritengo che questo non sia un caso isolato, ma che riguarda l’intero sistema bancario nazionale. Per tale motivo, mi auguro che questo controllo venga considerato come monito sia dal ministero dell’Economia sia da Bankitalia, affinché si effettui un imminente accertamento in tal senso”. Così Giuliano Girlando, responsabile per la Giustizia dell’Italia dei Diritti, commenta le contestazioni dell’Agenzia delle Entrate al gruppo bancario controllato da Ennio Doris e il premier Silvio Berlusconi. Secondo gli ispettori ministeriali, la Mediolanum, trasferendo la propria cassa in Irlanda, avrebbe sottratto alla tassazione italiana del 2005 e del 2006 circa 134 milioni di proventi e avrebbe accumulato un imponibile supplementare di 121 milioni per il triennio 2006-2009. Come giustamente sottolinea Girlando, però, la questione non sorge oggi e non riguarda esclusivamente la banca di Doris. L’Agenzia, infatti, negli ultimi due anni, ha contestato centinaia di milioni di euro a colossi del settore bancario, come Intesa e Unicredit, e a realtà più piccole come la Popolare di Milano.
“Noi ci atteniamo a quanto emergerà da quest’indagine – conclude l’esponente del movimento guidato da Antonello De Pierro – e lasciamo che le istituzioni facciano il loro dovere. Tuttavia, richiamiamo il Parlamento europeo e quello nazionale ad un controllo più approfondito e attento su quanto sta venendo fuori sull’Irlanda, poiché non possiamo accettare un Paese off-shore all’interno dell’Unione europea, così come non era affatto tollerabile lo scudo fiscale made in Italy”.
Ufficio Stampa Italia dei Diritti
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