Le Macalube di Aragona

Le caratteristiche sorgenti  idroargillose dette  “macalube” di Aragona, nell’agrigentino,  sono in attività da quasi duemila e cinquecento anni, come attestano alcune testimonianze, ma non è esclusa la loro presenza anche in epoche più remote.
Macalube non è soltanto il toponimo con cui si indica la località, ma anche il nome delle manifestazioni eruttive di Aragona e non solo di esse, ma anche di tutte quelle, sparse nei vari continenti, che hanno le stesse proprietà e caratteristiche. Maccaluba o anche Macaluba e macalupe, sta infatti a significare una “sorgente idrofangosa caratterizzata dall’emissione di metano e, in minore quantità, di anidride carbonica”.

sorgente idroargillosa

sorgente idroargillosa

Il fenomeno delle maccalube di Aragona è riconducibile alla presenza nel sottosuolo di un vastissimo bacino argilloso e di sostanze organiche, localizzabili a Km 12 di profondità, dalle cui trasformazioni i gas che emergono in superficie, trascinando con sé la fanghiglia argillosa che, depositandosi lentamente, forma i coni di fango.

Allorché la massa di gas accumulato diventa eccessiva e la sua forza dirompente molto elevata, avvengono le eruzioni, sollevando in alto l’argilla con enorme fragore.

La popolazione di Aragona, nutre un timore inconscio per le maccalube, però, nello stesso tempo, si sente protetta dalla loro presenza e crede che preservino tutto il territorio da qualsiasi manifestazione sismica fungendo da “valvola di sfogo”. È ancora viva, nella popolazione aragonese la credenza che nel luogo ove si trovano le maccalube un tempo lontanissimo vi era una città di nome Cartagine, seppellita in seguito ad un capovolgimento della terra. La città sommersa di cui si parla nella leggenda è forse quella stessa a cui alludeva Vitrusio, vissuto nell’età di Augusto, allorché parlava di una “fons Carthaginis”.

Altro esempio di sorgente idrofangosa

Altro esempio di sorgente idrofangosa

La credenza è sicuramente nata dalla presenza nella zona di qualche insediamento urbano scomparso in seguito ad una eruzione della collinetta delle maccalube. Cartagine, la città sommersa, era un centro opulento e operoso dove la vita scorreva tranquilla e serena finché un giorno, durante una festa religiosa, scoppiò una violenta lite tra due opposte fazioni della popolazione e si offese una divinità, che adirata fece sprofondare nelle viscere della terra tutto il paese. Ogni sette anni, sempre secondo la leggenda, a mezzanotte in punto, al centro della collinetta compare un gallo che si mette a cantare e improvvisamente riaffiora la piazza con il mercato proprio come era quando sprofondò nelle viscere della terra. Chi si trova nelle vicinanze e senza timore riesce ad avventurarsi nel mercato, vedrà tramutato in oro tutto quello che comprerà e potrà arricchirsi in un batter d’occhio. Non deve, però, farsi prendere dalla paura e nell’attraversare la piazza non deve mai voltarsi indietro altrimenti tutto scomparirà improvvisamente come è apparso. Secondo un’altra credenza ancora molto diffusa tra la popolazione locale, ogni anno, tra luglio e agosto all’improvviso, dalle maccalube affiora una canna accompagnata da una fiamma e tutta la terra attorno si capovolge, inghiottendo i coni di fango, i rigoli gli specchi d’acqua.

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