LAVORO. Fammoni (Cgil) “Un’area di sofferenza di oltre 8 milioni di lavoratori”

La disoccupazione reale è oltre quota 13%. Gli stipendi medi tra 600 e 700 euro al mese

ROMA, 16 novembre. “Un’enorme area di sofferenza attraversa il mondo del lavoro italiano. Una parte è legata alla crisi, alla sua profondità e durata nel tempo. Ma altrettanta parte del problema è legata alla scelta del passato Governo verso la precarietà, al mancato contrasto al lavoro nero, alla non riforma degli ammortizzatori sociali, alla totale assenza di politiche di sviluppo”. Lo sostiene Fulvio Fammoni, segretario confederale della Cgil che oggi ha intervenuto alla presentazione del Rapporto Ires sul lavoro atipico e gli effetti della crisi sull’occupazione in Italia.

“Diradatasi con l’uscita di scena del governo Berlusconi la cappa di propaganda del “stiamo meglio dell’Europa” – dice Fammoni -  oggi, con dati concreti e verificati, abbiamo voluto presentare la realtà. Il dato reale parla di un’area di sofferenza di oltre 8 milioni di lavoratori e lavoratrici e questo senza considerare il lavoro nero integrale. E’ un bacino fatto da : disoccupati, cassa integrati, precari, e part-time involontari a bassissimo numero di ore.

“In particolare – spiega il segretario confederale – basandosi sui dati Istat, abbiamo ricalcolato la vera dimensione della disoccupazione italiana. Una disoccupazione più bassa della media europea e una occupazione molto più bassa della media europea non erano spiegabili se non con l’anomalia italiana del bacino dell’inattività.

Calcolando l’effettiva quota di scoraggiati che dichiarano però di essere disoccupati e voler lavorare la disoccupazione reale sale ad oltre il 13%.

Si tratta di 8 milioni di persone con stipendi medi fra i 600 e 700 euro al mese, con tutele in via di esaurimento e già finite per tanti disoccupati, inesistenti per tantissimi precari il cui numero è in costante crescita.
Una qualità dell’occupazione bassa che fotografa un sistema produttivo arretrato e troppo basato ancora sulla competizione di costo, in totale controtendenza come qualfiche con il resto dell’Europa.
Questa è la vera emergenza per il futuro e il primo problema da risolvere. I consumi calano e la produzione si ferma, ma chi dovrebbe consumare se questa è la realtà?
Se dunque non si vuole chiudere ancora imprese e non perdere lavoro servono scelte immediate”.

Che fare dunque? “Prima di tutto – conclude Fammoni – risorse da una patrimoniale strutturale da investire anche in sviluppo. Tutele immediate perché il 2012 non amplii ancora questa enorme area di povertà. Passata mi auguro l’idea dei licenziamenti facili, una vera ossessione del passato Governo, sono questi i temi urgenti che deve affrontare il nuovo Ministero che deve tornare ad essere il Ministero del Lavoro e non più del Lavoro Precario come è stato finora, assieme a misure strutturali per calare la precarietà, riformare gli ammortizzatori sociali, e battere il lavoro nero”.

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