FIAT- Termini Imerese:ad EXIT Miccichè chiarisce le ragioni del malumore siciliano.

Fiat Termini ImereseIn seguito all’incontro tra Sergio Marchionne, amministratore delegato di Fiat e il ministro Claudio Scajola ribadisce, la regione Sicilia ha comunicato, di aver approvato un documento con cui si mettono a disposizione circa 300 milioni per lo sviluppo della zona industriale di Termini Imerese, altri 100 li metterà lo Stato. Tutto questo ad una condizione non trattabile: che a Termini si continuino a produrre automobili, anche ecologiche. Questo il punto di partenza dell’interessante dibattito quello svoltosi ieri sera durante la puntata di Exit sulla Fiat in Sicilia.

L’inchiesta sull’impianto di Termini Imerese, dove, secondo il Lingotto, è antieconomico continuare a produrre auto, ha scatenato un acceso dibattito tra i presenti (nessun rappresentante dell’azienda, nonostante l’invito, ha presenziato alla trasmissione), soprattutto intorno alla questione di nuovi incentivi pubblici all’azienda, in cambio della promessa di tenere aperto lo stabilimento, mettendo in evidenza le responsabilità della classe politica siciliana e non.

Il giornalista Nicola Porro de Il Giornale, ha sottolineato come in qualche modo ciò che sta accadendo è l’inevitabile conseguenza “di una politica e della sua presunzione di governare le imprese. Troppa attenzione al mercato delle auto, con azioni, ad esempio gli incentivi, che “sono state ad impatto zero sul deficit.” Troppa preoccupazione per i soli dipendenti della Fiat, troppo poca per tutti quei “Termini Imerese” sparse in tutta Italia. Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega al CIPE, Gianfranco Miccichè ha ribattuto sottolineando che non si tratta solo dei dipendenti, moltissimi, lasciati a casa, la cui gravissima situazione graverà soprattutto al governo della provincia, ma la questione va spostata su un altro piano, ovvero quello dell’impatto che la Fiat ha avuto sulla “vita” del paese. Una tra le zone più belle della Sicilia, paesaggisticamente parlando, è stata nel tempo trasformata cercando di venire incontro alle esigenze della Fiat.”Andata via la Fiat di sicuro non verrà la Valtur”, ha detto. Vedi il porto, realizzato interamente con i fondi pubblici, pronto da mesi, che se utilizzato, avrebbe permesso alla Fiat di abbattere il costo dei trasporti. Oggi infatti la Fiat in Sicilia fa una diseconomia nel trasferire le automobili prodotte a Termini Imerese da Catania. Miccichè continua, mettendo in evidenza l’inspiegabile incoerenza di Marchionne che lo scorso anno firmava un contratto che prevedeva la produzione di nuovi modelli, l’aumento dei livelli occupazionali dello stabilimento e dell’indotto, investimenti infrastrutturali ed ora sembra ignorarne l’esistenza.
Un tema questo sollevato dalle diverse parti politiche siciliane. Nei giorni scorsi infatti Lumia, senatore del PD, chiedeva perché l’azienda continua ad ignorare questa soluzione sottolineando che “ a Termini Imerese la logistica è invidiabile perché c’è tutto quello che si chiede per allocare aziende: c’è il porto, ci sono le ferrovie e le autostrade. Il ministro Scajola deve insistere perché esistono tutte le condizioni (la logistica, gli investimenti della Regione per le infrastrutture, la cultura industriale dello stabilimento, la professionalità dei lavoratori) per rilanciare lo stabilimento Fiat di Temini Imerese”.
Intanto mentre la politica discute le tute blu dello stabilimento FIAT di Termini Imerese e gli operai dell’indotto sono oggi in sciopero. Il governo ha aperto un confronto con FIAT. Ma ora deve ascoltare anche noi e deve muoversi per salvaguardare gli stabilimenti e la produzione in Italia. Non sappiamo – ha detto Epifani, Segretario Generale della CGIL – a cosa porterà questa discussione e quindi le iniziative di lotta e di mobilitazione servono per ricordare a tutti che dietro Termini Imerese ci sono tremila posti di lavoro tra diretti e indiretti e questa è una delle realtà occupazionali più importanti della Sicilia e dell’intero Mezzogiorno. E’ per questo – ha aggiunto Epifani – che non si può scherzare sul futuro di questo stabilimento”.


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