CITTADINANZA AI RAGAZZI IMMIGRATI NATI IN ITALIA

I consiglieri comunali Carmen Castelluccio e Salvo Sorbello hanno chiesto al Sindaco di Siracusa di aderire alla campagna “18 anni … in Comune!”, promossa da Save the Children e Rete G2 – Seconde Generazioni, per informare tempestivamente i minori nati in Italia da genitori stranieri sulle modalità di acquisizione della cittadinanza al compimento della maggiore età.

I ragazzi delle seconde generazioni, al compimento del diciottesimo anno di età possono infatti, già nell’attuale sistema normativo, diventare a tutti gli effetti cittadini italiani. L’acquisto della cittadinanza, e con essa della completa titolarità di diritti e doveri, costituisce elemento essenziale per garantire una piena integrazione.

È stato rilevato come “i ragazzi nati da genitori stranieri che vivono la loro infanzia e adolescenza in Italia, contribuiranno in maniera significativa a definire il livello e la qualità futuri del capitale umano della nostra comunità nazionale”. La campagna serve anche a comprendere che con i ragazzi nati in Italia è senza dubbio conveniente consolidare un rapporto costruttivo, che favorisca la vera integrazione.

Salvo Sorbello e Carmen Castelluccio chiedono anche al Sindaco di indirizzare una lettera ai neomaggiorenni figli di immigrati per spiegare loro la procedura per chiedere la cittadinanza.

I ragazzi nati in Italia e di origine straniera, secondo l’attuale normativa, possono diventare italiani se, oltre a essere stati registrati all’anagrafe, hanno risieduto legalmente in Italia fino alla maggiore età e senza interruzioni. Ma per farlo devono presentare una richiesta al Comune di residenza entro il diciannovesimo anno di età. Tuttavia gran parte di loro non è a conoscenza del fatto che per fare domanda hanno solo un anno di tempo a partire dalla maggiore età. Per la legge italiana, se non avanzano richiesta della cittadinanza entro il compimento dei 19 anni, rischiano di perdere questo diritto e di dover affrontare un lungo iter burocratico.

Per questo è importante informali: siamo convinti – concludono Carmen Castelluccio e Salvo Sorbello – che più una persona si sente parte integrante di una comunità e viene coinvolta nella comunità, più contribuisce positivamente alla comunità stessa. E dare diritti significa anche essere resi parte di doveri.”

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