Cecità – in portoghese Ensaio sobre a Cegueira, ovvero Saggio sulla Cecità, sebbene si tratti di un romanzo- narra la vicenda di una città, senza nome e senza tempo, che all’improvviso è affetta da una strana epidemia: una forma di cecità per cui gli occhi vedono solo il bianco. Josè Saramago, grande scrittore portoghese - premio Nobel nel 1998- scomparso lo scorso 18 giugno, parte da qui per descrivere con crudeltà le deboli basi su cui si fonda la società moderna e per indagare la natura scarsamente solidale dell’uomo.
Le reazioni psicologiche dei protagonisti sono devastanti, tra terrore e violenza, e gli effetti di questa misteriosa patologia sulla convivenza sociale risulteranno drammatici. Le prime vittime della malattia vengono infatti rinchiuse in un ex manicomio per la paura del contagio e qui si manifesta tutto l’orrore di cui l’uomo sa essere capace.
Nel suo racconto fantastico, Saramago disegna la grande metafora di un’umanità bestiale e feroce, artefice di abbrutimento, violenza, degradazione. Poi un giorno, così come era arrivata, la malattia scompare, lasciando dietro di sé un amaro senso di solitudine e disperazione nel lettore. Ne deriva un romanzo di valenza universale sull’indifferenza e l’egoismo, sul potere e la sopraffazione, sulla guerra di tutti contro tutti. E una dura denuncia del buio della ragione.







