Barbara Cittadini: gli imprenditori attendono una reale semplificazione amministrativa ed uno snellimento della burocrazia.

Taormina (1 luglio 2011). “Nelle Università si insegna che la pubblica amministrazione è una scienza, ma, purtroppo, in Sicilia questo assioma sembra non esser valido”. Così Barbara Cittadini, presidente regionale dell’Aiop Sicilia e vice presidente regionale di Confindustria, intervenuta oggi a Taormina nel corso del meeting “ Giovani Imprenditori in giovane Italia. La leadership dei giovani, le sfide di oggi, gli scenari del futuro.”

Si continua ad assistere, secondo Cittadini, ad “una persistente violazione della Costituzione che prevede che nella pubblica amministrazione si acceda per pubblico concorso, mentre, in effetti la ‘tecnica’ messa a punto dalla politica siciliana, dai primi anni ’80 fino ai nostri giorni, è quella di creare precariato che poi viene stabilizzato nella pubblica amministrazione con leggi regionali ad hoc.”

Il presidente dell’Aiop Cittadini continua ponendo l’accento sul fenomeno delle società per azioni partecipate dalle stesse amministrazioni pubbliche “ Si calcola che, negli ultimi dieci anni, nelle oltre venti società regionali a maggioranza pubblica abbiano trovato posto oltre 10 mila soggetti assunti per ‘chiamata diretta’ da parte della politica. Le società pubbliche non hanno alcunché di imprenditoriale, visto che operano tutte grazie alle commesse pubbliche di Regione e Comuni. Ed a pagare sono sempre gli ignari contribuenti che, in molti casi, ricevono in cambio servizi scadenti, mentre le stesse società accumulano deficit insanabili”

Il cittadino e gli imprenditori – continua Cittadini – assistono basiti alla totale assenza di criteri meritocratici ed il risultato è che i giovani siciliani, che si sono impegnati in percorsi formativi di altro profilo, tranne casi rarissimi, non trovano posto nella pubblica amministrazione. Questi ultimi, o trovano lavoro in altri settori, o sono costretti ad emigrare.

Continuiamo ad assistere all’assunzione di personale sprovvisto di laurea anche in ruoli dirigenziali. La pubblica amministrazione siciliana, nel suo complesso, si è sempre rifiutata – secondo il presidente dell’Aiop – di fare i conti con il significato vero della parola ‘dirigente’ che in tutti i Paesi è un manager sia per le aziende private, sia per le aziende pubbliche. In Sicilia il dirigente pubblico, sovente, è tutto fuorché un manager. Il dirigente – continua Barbara Cittadini – nella stragrande maggioranza dei casi, esercita un ruolo che non ha nulla a che vedere con la cultura manageriale. Non è certo un caso se nel 2000, il parlamento dell’Isola, approvando la legge numero 10, ha creato oltre 2 mila dirigenti (i ‘famigerati’ dirigenti di terza fascia: dirigenti che non dirigevano nulla). E non è certo un caso se la Regione siciliana è quella che, in Italia, conta il più alto numero di dirigenti.

La vicepresidente di Confindustria Sicilia, ritiene che manchi un’effettiva verifica dei risultati, pur in presenza di precise normative che prescrivono la verifica dei risultati da parte della dirigenza. E quando tale verifica viene fatta essa è fittizia, tanto che in Sicilia, ogni anno, tutti i dirigenti, sulla carta, raggiungono i risultati, ottenendo comunque le premialità previste. E ricorda che nel 2001, per impiegare le risorse stanziate da Bruxelles, la Regione ha dovuto fare ricorso a un dirigente generale esterno all’amministrazione che consentì alla Sicilia di utilizzare, seppur con risultati discutibili, il 95% delle risorse europee disponibili con Agenda 2000.

Il problema dei fondi europei stanziati per la Sicilia rimane una priorità secondo Barbara Cittadini e con riferimento alla Programmazione 2007-2013 i risultati, ad oggi, non sembrano confortanti.

Le vicissitudini dei fondi europei che rimangono nei ‘cassetti’ (e che rischiano di ‘tornare’ nelle ‘casse’ dell’Unione Europea) sono spesso legate alle innumerevoli autorizzazioni che costringono cittadini ed imprese a tempi incomprensibilmente lunghi ed a costi inaccettabili.

Iter amministrati farraginosi, immaginati per tutelare soprattutto l’ambiente ed il paesaggio, a conti fatti, più che a garantire il rispetto delle leggi sono diventati, nella prassi, strumenti per creare ‘stazioni di sosta’ degli atti amministrativi, in molti casi improprie ed inutili, che creano, tra l’altro, meccanismi poco trasparenti e di discutibile legittimità’ che, a volte, finiscono per essere narrate nelle cronache giudiziarie.
Gli imprenditori che attendevano da anni, analogamente a quanto avvenuto a livello nazionale, un provvedimento di ‘Semplificazione amministrativa’ hanno assistito all’emanazione da parte dell’Assemblea regionale siciliana, di una legge che è, solamente, una legge ‘cornice’, ovvero un provvedimento che detta linee generali ed i successivi regolamenti attuativi vedranno la luce, se la vedranno, in futuro.

Tra l’altro tra le pieghe degli articoli della legge non si ravvisa l’introduzione di un serio meccanismo di premialità’ per quei dirigenti che lavorano effettivamente per migliorare i servizi ai cittadini e alle imprese e di sanzioni per quei burocrati che rallentano i procedimenti per inerzia o, peggio, per interesse. Al contrario di quanto avviene a livello nazionale, dove il Legislatore, di fatto, ha creato una sorta di ‘morsa’ che, in un arco di tempo piuttosto ristretto, costringerà i burocrati a operare nell’interesse pubblico.
Allineare la Sicilia al resto d’Italia, in materia di pubblica amministrazione, è oggi – afferma Barbara Cittadini – una improcrastinabile priorità.
Il mondo degli imprenditori – conclude – è per intrinseca natura votato all’ottimismo ed alla fiducia nel progresso sociale e, pertanto, nutre, comunque, la speranza che la riforma del procedimento amministrativo possa essere implementata nella maniera corretta e con una tempistica adeguata, facendo si che la pubblica amministrazione siciliana non somigli ancora al celebre, quanto inaccessibile, “Castello” di Kafka.

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